La storia calcistica di Salerno ha origine nel febbraio del 1913, ossia quando nasce il Foot Ball Club Salerno grazie a Donato Vestuti (fondatore e presidente), che organizza la prima partita ufficiale nella città di Salerno: il 22 febbraio 1913 a Salerno, in Piazza D'Armi, si affrontano FBC Salerno e FBC Settembrini. Vincerà per 2 a 0 la squadra salernitana.

Tra il 1913 ed il 1915 il calcio salernitano muove i primi passi attraverso i Campionati Provinciali, in cui si affrontano la FBC Salerno e i diversi club della provincia di Salerno. Dopo il 1915 l'attività calcistica ufficiale è sospesa a causa della Prima Guerra Mondiale. Inoltre, la chiamata alle armi del presidente Vestuti, sancisce lo scioglimento della FBC Salerno. La città di Salerno sarà senza rappresentativa calcistica sino al 1919, l'anno di fondazione della Salernitana.

Nel 1919 viene fondata l'Unione Sportiva Salernitana, con presidente Adalgiso Onesti. La maglia ufficiale di questa squadra è a righe verticali bianche e celesti.

Un altro dato rilevante del 1919 è il primo derby contro i rivali di sempre, quelli della Cavese, il club calcistico di Cava de' Tirreni in provincia di Salerno. Quella gara terminerà 6 a 0 per la Salernitana. [1] La Salernitana partecipa al suo primo campionato nel 1920, iscrivendosi in serie B. Riesce ad arrivare in finale e affronta i napoletani del club chiamato "Brasiliano" (dall'omonimo bar dove aveva sede la società partenopea). La gara di andata termina 5 a 0 per il Brasiliano, quella di ritorno 5 a 0 per la Salernitana: occorre dunque una terza finale, e si decide di giocarla sul campo neutro di Nocera (SA). I napoletani non si presentano, e nella piazza salernitana scoppia la festa: la Salernitana è ammessa in serie A (all'epoca chiamata Prima Categoria).

Nella stagione successiva la Salernitana si classifica ultima nel proprio girone e retrocede in serie B. Da registrare anche il cambio di vertice: il timone della società passa alla guida di Renato De Crescenzo.

Nel 1922, alla vigilia del campionato di serie B, diventa Società Sportiva Salernitanaudax per fusione con lo Sport Club Audax Salerno (sorto nel 1913), ma per ragioni economiche non riesce ad iscriversi al campionato. Prende parte ai campionati nazionali nel 1923-24 e nel 1925-26. In questi anni c'è un continuo scambio di presidenza tra Adalgiso Onesti, Settimio Mobilio, Carmine Caiafa. Gli sconcertanti risultati ottenuti in questo periodo sanciscono la scomparsa della Salernitanaudax.

La Salernitana ricordata da Alfonso Gatto
«... Parlerò dei portieri. Il più vecchio che ho conosciuto era quello della squadretta del mio paese. Allora, in verità, era una squadra e il mio paese era una città che ad oriente aveva cinto con un muro una spianata per farne la Piazza d'Armi e il campo di calcio della domenica. Quel portiere si chiamava Finizio. La squadretta Salernitana. In quei tempi essa si manteneva in vita col fiato, raccoglieva giocatori locali e aveva per traguardi due vittorie, una con il Vomero e una col Savoia, l'undici di Torre. Alla domenica erano i portuali delle due città rivali a ritrovarsi sul rettangolo di gioco come nemici che avevano parecchie partite aperte da saldare e qualche ferito da mandare all'ospedale. Finizio era l'eroe. Basso piuttosto, ma agile come un gatto si dava e si sdava a far tutte difficili le sue parate, a tirar applausi, facendosi magari perdonare a furia di lavoro proprio quel gol, che rimandava sconfitta agli spogliatoi la sua squadra.»[2]

Nell'estate 1926 sorge una nuova società che assorbe la storia ed il titolo sportivo della vecchia squadra. Viene denominata Unione Sportiva Salernitana Fascista, nasce dalla fusione con FBC Libertas Salerno (nato nel 1923) e Campania FBC Salerno (sorto nel 1923), ed adotta per la maglia ufficiale il colore azzurro a tinta unita.

Il 2 novembre 1927 esordisce la nuova Salernitana nel campionato di seconda divisione. Si cambia anche il campo di gioco: se fino a quel momento s'era giocato sul sagrato della chiesa di S.Pietro, adesso la squadra "traslocava" sul campo di Piazza D'Armi, completo di tribunetta in legno e recintato (attualmente, al suo posto c'è una caserma).

Dalla stagione 1929-30 disputa i campionati di 3° livello di I Divisione e, dal 1935-36, di serie C. Nel 1937-38 si classifica al primo posto del proprio girone ed è promosso per la prima volta nella sua storia in serie B, in cui rimane una sola stagione.

Nel 1942-43 è nuovamente promossa in serie B, ma non può parteciparvi a causa della sospensione dei campionati avvenuti per lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Nel 1944 la squadra, con la caduta del regime fascista, torna alle origini: assume nuovamente la denominazione di US Salernitana e l'anno successivo, con la ripresa dell'attività calcistica nazionale, è ammessa al Campionato Centro-Sud Serie A-B.

Nell'aspettare il ripristino delle attività sportive interrotte a causa della guerra, si organizza un campionato regionale misto. La Salernitana comincia a giocare sul nuovo Campo Littorio, a due passi dal centro cittadino, sorto sull'area del vecchio cimitero ed inaugurato nel 1933. Il primo derby della storia tra Salernitana e Napoli avviene allora. Al 35', con il risultato fermo sull' 1-1, l'arbitro Stampacchia assegna un rigore incerto al Napoli; i tifosi della Salernitana s'infuriano e vengono placati dalle forze dell'ordine. Il rigore, tirato da Mazzetti, si infrange sul palo. Si verificano incidenti a fine gara (Stampacchia addirittura si getterà a terra e si fingerà morto!) e il campo di Salerno viene squalificato a tempo indeterminato. Si riprende il 24 maggio e a Nocera la Salernitana vince contro la Torrese per 7-0. Successivamente, una serie di forfait da parte delle avversarie fa vincere alla Salernitana il Campionato Regionale misto del 1945.

Nel 1946-47 vince il proprio girone di serie B ed è promossa in serie A. La Salernitana domina quel campionato di B grazie al contributo di giocatori come Iacovazzo, Margiotta, Valese, Onorato e Vaschetto. La compagine di Salerno termina il suo primo anno di serie A al quart'ultimo posto, e retrocede di conseguenza nella serie inferiore. Il tecnico della prima Salernitana in serie A è Gipo Viani, il quale si affida al suo particolare modulo di gioco: il cosiddetto "Vianèma", che ha come punto cardine il ruolo del libero, fatto interpretare ad arte ad Alberto Piccinini, padre del celebre giornalista sportivo Sandro. La Salerno calcistica, in quell'anno di serie A, viene danneggiata con arbitraggi scandalosi a favore della Roma, che ottiene la salvezza proprio a scapito del club campano. Il commento di Antonio Ghirelli nella sua "Storia del Calcio in Italia" ne dà un'idea: "...la Salernitana si vide sacrificata all'ultimo ad un club più potente e più ricco, la Roma, che poté salvarsi grazie ad un arbitraggio molto discutibile in occasione del confronto diretto, a due giornate dalla fine". L'arbitro del match decisivo, il fiorentino Vittorio Pera, qualche anno dopo sarà riconosciuto colpevole di un altro episodio di corruzione a favore della stessa Roma, e dopo un'inchiesta della Federazione sarà squalificato a vita.

Nell'immediato dopoguerra non è facile reperire le maglie per giocare: la società raccoglie alcune magliette militari color "caki" e tenta di colorarle utilizzando la tintura fai-da-te rossa. Dal miscuglio del colore delle magliette grigioverde e del rosso venne fuori il granata che, a partire dal 1945, diventerà il colore ufficiale della Salernitana. Spesso, erroneamente, si associa la scelta di adottare il granata alla tragedia del "Grande Torino" che, il 4 maggio 1949, perì in un incidente aereo ed alla volontà del presidente della Salernitana Marcantonio Ferro di commemorare quella grande squadra scegliendo il granata quale colore per le proprie divise: la Salernitana aveva, però, già optato per le maglie granata qualche anno prima, alla vigilia della vittoria del campionato di serie B 1946/47.

Dal 1948 al 1978 la US Salernitana disputerà a fasi alterne i campionati di serie B (1948-1956 e 1966-1967) e Serie C. Il campo Littorio, subito dopo la guerra era stato dedicato al giornalista salernitano Renato Casalbore, morto nel '49 a Superga; solo nel '53 verrà dedicato a Donato Vestuti. Nel 1950, durante la partita col Genoa, a causa di un gol non convalidato, si verifica a Salerno la prima invasione di campo del dopoguerra in Italia. Ma un episodio ancor più tragico si verifica il 28 aprile 1963. Durante la gara Salernitana-Potenza (valida per il 1' posto e per la promozione) alcuni tifosi locali, inferociti per l'andamento della partita, invadono nuovamente il campo dello stadio Vestuti. Nel tentativo di disperdere i rissosi un poliziotto esplode alcuni colpi in aria e proprio uno di questi proiettili ferisce mortalmente alla tempia destra il 48enne Giuseppe Plaitano, che assisteva alla partita dalla tribuna. Plaitano è il primo in Italia a perdere la vita in seguito a incidenti negli stadi, e a lui è dedicato uno dei club del tifo più importanti della città. Solo nella stagione 1968/69 la Salernitana ottiene un importante successo con la squadra giovanile, che si aggiudica il campionato "Berretti".

In seguito la società, divenuta Salernitana Sport nel 1979, partecipa con alterne vicende ai campionati di serie C1. Tra i vari episodi, resta memorabile, purtroppo in negativo, l'esordio nel campionato 1978/1979 del giovane portiere Walter Zenga, che subì sei gol in appena tre partite, ed abbandonò il campo in lacrime prima ancora di essere sostituito. Inoltre è da citare il campionato 1980/1981: partita con dichiarati propositi di promozione e con un'adeguatissima campagna acquisti, la Salernitana conoscerà ben tre cambi al vertice societario e si salverà a stento dalla retrocessione, dopo che, a seguito della tentata invasione di campo nella gara con la Sambenedettese prima in classifica, lo stadio "Vestuti" era stato squalificato per ben sette mesi! Con una rinnovata società, ritorna in serie B dopo 24 anni al termine del campionato di C1 (girone B) del 1989/90, guidata dal tecnico Giancarlo Ansaloni, il capitano Agostino di Bartolomei e il presidente Peppino Soglia. La promozione si concretizza nell'ultima gara disputata nel vecchio stadio Vestuti, stracolmo per l'occasione, con lo 0-0 contro il Taranto. L'anno seguente, il primo disputato nel nuovo stadio, l'Arechi, segna la retrocessione dopo lo spareggio perso uno a zero a Pescara contro il Cosenza. Per il ritorno in B bisognerà attendere il campionato 1993/94. La squadra è affidata a Delio Rossi, alla prima esperienza su una panchina professionistica. Dopo un inizio incerto i granata conquistano l'accesso ai play-off, introdotti in serie C proprio quell'anno insieme ai 3 punti a vittoria. La semifinale di andata con la Lodigiani si disputa a Roma una settimana dopo la morte di Agostino di Bartolomei, a cui i 15.000 salernitani presenti dedicano uno striscione. La gara termina 1-1, mentre il ritorno a Salerno si conclude 4-0 per la squadra di casa, con la cornice di 40.000 spettatori paganti (record per la società) e tre coreografie. La finale disputata a Napoli contro la Juve Stabia termina con il risultato di 3-0, davanti a oltre 25.000 supporters giunti da Salerno.

Promossa in serie B, la Salernitana sfiora la serie A all'ultima giornata sia nel 1994/95 (con Delio Rossi in panchina e Giovanni Pisano capocannoniere, scontro diretto perso all'ultima giornata a Bergamo con l'Atalanta promossa in A) che nel 1995/96 (Franco Colomba in panchina - sempre all'ultima giornata, sale il Perugia a discapito della formazione campana), mentre nel 1996/97 riesce a salvarsi solo a due giornate dalla fine con Franco Varrella subentrato in panchina a Colomba a metà torneo. La squadra granata riesce a raggiungere la promozione in serie A al termine della stagione 1997/98 grazie ai gol del capocannoniere Marco Di Vaio e di Edoardo Artistico, nonché al contributo offerto dal centrocampista e capitano granata Roberto Breda sotto la guida del tecnico Delio Rossi soprannominato dai tifosi “Il Profeta” e del presidente Aniello Aliberti. Vengono battuti i record di punti (72) e di gol segnati (65).

La promozione della Salernitana nel campionato di massima serie è accompagnata da grandi festeggiamenti per tutta l'estate, sebbene la gioia sia funestata da un tragico evento: l'alluvione di Sarno nel maggio del 1998. Il campionato di serie A 1998/99 vede la Salernitana soffrire e lottare per raggiungere l'obiettivo salvezza, che per un solo punto non riesce ad ottenere. Gli uomini principali di quella stagione agonistica, che hanno visto i granata imporsi a testa alta sui campi di gioco più prestigiosi, sono soprattutto Marco Di Vaio, Salvatore Fresi, Gennaro Gattuso, Ighli Vannucchi, Roberto Breda, Vittorio Tosto, Rigobert Song, Giacomo Tedesco e David Di Michele. L'avventura della serie A per i tifosi della Salernitana si chiude tragicamente: nel rogo del treno che riportava i tifosi della Salernitana in città dopo l'ultima partita di campionato di serie A a Piacenza, il 24 maggio 1999, perdono la vita quattro ragazzi salernitani, tra i quali Simone Vitale, portiere della squadra di pallanuoto salernitana, nel tentativo di portare in salvo altre persone.

Dopo la retrocessione in B, si alternano sulla panchina granata Cadregari e Cagni nel 1999/2000, Oddo e Sonetti l'anno seguente. Nella stagione 2001/2002, la Salernitana ingaggia Zdenek Zeman, che condurrà la squadra granata al 6° posto in serie B, ma la sua avventura si conclude la stagione successiva, al termine di un disastroso girone d'andata. Franco Varrella, sostituto del tecnico boemo, non riesce ad evitare la retrocessione della squadra in serie C1. In seguito a una vicenda sportivo-giudiziaria che si protrae per tutta l'estate, la Salernitana viene ripescata in B con Catania, Genoa e Fiorentina.

Nelle stagioni seguenti si alternano campionati di media classifica, fino al campionato 2004/2005.

Alla fine del campionato 2004/2005 vengono a galla i debiti delle varie società, tra cui anche la Salernitana. Si parla di pugno duro con tutte le squadre, ma il pugno duro alla fine verrà usato solo contro poche squadre tra cui la Salernitana.
Alla Salernitana viene negata l'iscrizione al campionato di Serie B, ricorsi ad ogni grado di giustizia risultano vani. La Salernitana è stata cancellata! Si riparte dalla terza categoria.
In città intanto 18 imprenditori approfittano del Lodo Petrucci creano una nuova squadra e la iscrivono in Serie C1.
Aliberti e la dirigenza granata non si danno pace dopo essere ricorsi ad ogni grado della giustizia, iscrivono la Salernitana in terza categoria. Un nutrito gruppo di tifosi segue la Salernitana sui campi di terra battuta della terza categoria. Oltre a tifosi storici della Salernitana, in terza categoria segue anche il gruppo ultras Plaitano, gruppo storico della Curva Sud.
Nel frattempo la città si trova con due squadre di calcio, la Salernitana Sport che gioca in terza categoria, e la Salernitana Calcio 1919 che milita in serie C1.
Il 19 Luglio 2006 però la Salernitana Sport viene dichiarata fallita dal Tribunale di Salerno. Tutti i suoi beni (compreso marchio e titolo sportivo) vengono messi all'asta per una cifra intorno agli 800mila euro, ma l'asta va deserta.
Nemmeno l'attuale prima squadra cittadina presieduta da Antonio Lombardi sembra interessata all'asta, infatti non vi partecipa. Nel frattempo dai 18 soci di partenza, nella Salernitana Calcio 1919 è rimasto solo Lombardi.
Una nuova asta dei beni della Salernitana Sport si terrà il 29 Maggio 2008, con una base d'asta di 420 mila euro.
Per informazioni sulla Salernitana Calcio 1919 cercate in rete, non per cattiveria, ma questo sito parla della Salernitana quella nata nel 1919 e fin quando la storia e il marchio rimarrano in tribunale delle vicisittudini della Salernitana Calcio 1919 più di tanto non ci interesseremo.

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